#8 Dear Prudence

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Posted by alepa Category: ogni passo

Il 7 gennaio 2003 è stato il mio primo giorno di lavoro. Mica un lavoro qualunque! Un lavoro serio, con tanto di badge elettronico, turni e 26 giorni di ferie l’anno. Facevo la segretaria di redazione in una piccola agenzia di stampa. Fondamentalmente rispondevo al telefono ma la mia più grande soddisfazione era occuparmi dell’archivio dischi, dato che oltre ai gr si registravano anche programmi musicali. Per festeggiare questo nuovo capitolo P. mi venne a prendere portandomi una bellissima azalea rosa shocking. Impiegata. Chi? Io. Roba da matti. Sento un’eco quasi fantozziana nella mia testa quando lo dico. Per quanto lo stipendio fosse davvero ridicolo, lavorare mi permetteva finalmente di “diventare grande” e diventare grande per me significava una sola cosa: scegliere. Ma non mi sono accorta che lentamente, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno, strisciata dopo strisciata, con il badge consumato e le mie insalatone da ufficio, stavo scegliendo una vita senza più musica. Già. Succede. La vita degli artisti non è come nei film; hai un sogno nel cassetto più grande del cassetto e allora vai via, in cerca di fortuna. Lasci il paese, arrivi in città, qualcuno ti ascolta per caso strimpellare in un localaccio triste e ti promette la luna. No, non è così, quelle sono solo cazzate da talent. La nostra vita è reale, fatta di cadute, risalite, di muri da abbattere, dentro e fuori. Quello che all’inizio doveva essere un semplice lavoro per mantenermi, divenne un guscio, una corazza, una scusa, forse per chiudere nuovamente le ali. Vi chiederete “Perché?” Me lo sono chiesta anch’io, molte volte, per tanto tempo. Allora non capivo o più che altro non sentivo. La risposta è semplice. Perché è facile nascondere i demoni sotto al tappeto e molto ma molto più difficile affrontarli a viso aperto, soprattutto se i demoni portano il tuo stesso nome. Non credete?

Oggi ero tentata di lasciare una pagina bianca, bianca come l’attesa. Cosa scrivere di un momento così difficile in cui facevo fatica persino ad ascoltare la mia voce? Ma non ho lasciato una pagina bianca. Non avrebbe avuto senso. La mia vita è andata avanti, nonostante le difficoltà e mi ha regalato molto. Ho imparato ad amare, ad accogliere e salutare, mi sono presa cura di me stessa, mi sono posta delle domande, ho cercato delle risposte e con una mano ho sempre tenuto teso il filo sottile a cui era attaccata la mia musica, il mio bellissimo aquilone in cerca di vento. Ho scelto un album “bianco”, il mio preferito di sempre, perché il bianco non è solo assenza di colore, vuoto, mancanza.

Il bianco se lo guardi bene da vicino è una danza di colori, una nuvola che si apre, è il silenzio della neve che aspetta la primavera, è lo spazio per immaginare, il tempo per cercare e trovare ed è solo ” la prudenza”, la cautela, la paura a non farci rischiare di vivere.

 

“Cara Alessandra, non vuoi uscire a giocare?

Saluta il giorno nuovo fiammante.

Il sole è alto, il cielo è blu, è bello e lo sei anche tu.

 

Cara Alessandra, apri gli occhi, guarda il cielo pieno di sole.

Il vento è leggero, gli uccelli canteranno che tu sei parte di ogni cosa.

Non vuoi aprire gli occhi?

 

Guardati intorno!

 

Cara Alessandra fammi vedere che sorridi come una bambina.

Le nuvole formeranno una catena di margherite.

Fammi vedere il tuo sorriso di nuovo.

Non vuoi farmi vedere che sorridi?


Cara Alessandra non vuoi uscire a giocare?